Al Tg1 è appena andato in onda (tg della notte del 30 agosto) un servizio stile cinegiornale, sulla serata romana di Gheddafi. Il "leader" libico voleva passeggiare, così ha paralizzato mezza Capitale per andare a prendere un'aranciata a Campo de Fiori.
Con morbosità il servizio si sofferma sulle laute mance che il dittatore (parola che utilizzo io qui, ma che non viene naturalmente mai pronunciata dal primo telegiornale del Paese), ha elargito ai camerieri.
Intervista di corredo ad una coppia che lo dipinge come una persona normale che voleva farsi una passeggiata, e al cameriere che mostra la banconota da 100 euro ricevuta in mancia.
Una vergogna simile probabilmente non s'era mai vista. Ci siamo ridotti all'elogio del padrone che ci infila la mancia nel taschino.
Una calda serata estiva, qualcosa da bere, alcuni amici che si
incontrano sempre nello stesso bar del centro, e sotto le stelle
cadenti ecco nascere una strana alchimia che si trasforma in progetto.
La storia che vi raccontiamo nasce nel cuore antico della città, in via
San Carlo, sul lastricato che va dalla testa di Gargoyle che sorveglia
l'angolo di via Colombo, al Duomo. È la storia di due persone che si
incontrano, e svelandosi preoccupazioni, emozioni e desideri, decidono
di dar vita alla produzione di un piccolo film, con una promessa: sarà
fatto senza spendere un soldo, sarà girato interamente in via San
Carlo, e a farlo saranno persone del posto, a cominciare da Luigi
Nappa, che firmerà la regia.

Le panchine dimezzate di piazza Vanvitelli, il mercatino abusivo di
piazza Pitesti, il cantiere infinito di piazza Mercato, l'isola pedonale
violata di piazza Duomo. È l'estate delle piazze negate quella che sta
per finire, in una città capoluogo che trasferisce qualsiasi evento
fuori dalle «mura», rifugiandosi sulle alture del borgo medievale di
Casa Hirta, o tra le finestre del Belvedere di San Leucio. Piazze
sottratte alla vita dei cittadini che restano in città per le ferie,
sottratte alla vocazione naturale di aggregatori sociali, di agorà,