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«Pil del benessere», Caserta è sempre giù

Novantanovesimo posto. Meglio solo di Brindisi, Napoli, Caltanissetta e Siracusa. È così che si piazza la provincia di Caserta nella speciale classifica stilata da Il Sole 24 Ore, che grazie ai nuovi fattori per la valutazione del «Pil del Benessere» adottati dalla commissione Stiglitz a livello europeo, riposiziona le città italiane. Il presidente francese Nicolas Sarkozy aveva chiesto di andare oltre «la religione delle cifre», e di adottare quindi metodi di valutazione che andassero al di là della misurazione della crescita economica: si è passati così dal Pil al Bil (Benessere interno lordo). Ad essere presi in esame sono dunque 8 nuovi indicatori, che molto probabilmente faranno scuola nel processo di definizione di un nuovo indice che a livello europeo dovrebbe entrare in vigore dal prossimo anno. Speranza di vita alla nascita, tasso di iscrizione universitaria, spesa pro capite per spettacoli culturali, affluenza alle urne, numero di furti e rapine, numero di organizzazioni di volontariato, tonnellate di Co2, e valore aggiunto a prezzi correnti per abitante. Sono questi i nuovi parametri che fanno della provincia di Caserta una delle peggiori in cui vivere in Italia, in Campania chi sta peggio è solo la provincia di Napoli. Con questo nuovo metodo di valutazione Terra di Lavoro risulta però avanzare di una posizione rispetto alla precedente classifica sul Prodotto interno lordo. In cima alla lista troviamo la provincia di Forlì-Cesena, mentre scivola di trentasei posizioni la ricca Milano. A proposito della nuova classifica del Sole 24 Ore, ci tiene a fare i giusti distinguo il sindaco del capoluogo, Nicodemo Petteruti: «Non bisogna dimenticare che si tratta di un giudizio rappresentativo delle condizioni dell'intera provincia, c'è una differenza abissale tra capoluogo ed entroterra». Petteruti ha voluto così ricordare che le condizioni di Caserta non sono paragonabili con certe realtà, ad esempio, dell'agro aversano: «È brutto dirlo - continua il primo cittadino — ma c’è una differenza evidente. Caserta non è la Svizzera, e tuttavia molte persone che visitano la città la trovano, per dimensione, habitat e infrastrutture, una città vivibile. Inoltre il reddito pro-capite può sembrare relativamente basso, ma sappiamo che c'è un'economia sommersa che ha molto peso. Infine: per capire come si vive in una città non si può utilizzare la tavola pitagorica, ma ci si deve andare», ha concluso Petteruti. A proposito dell'assenza di un'amministrazione provinciale come possibile fattore incidente in questa classifica ha fatto notare che «questa certo è una circostanza di per sé negativa, ma che non può aver prodotto effetti così immediati». Molto netta e dura la reazione del mondo dell'associazionismo ambientalista: «Dopo anni di lotta sul territorio la situazione non si sposta di un millimetro» è stato il commento del presidente provinciale del Wwf Raffaele Lauria. «Tutto ciò è il frutto - coclude — di una politica di scaccheggio del territorio, senza nessun percorso di sostenibilità, dai rifiuti alla mobilità ad altri fattori primari per la qualità della vita».

 

pubblicato su Il Mattino del 22/09/2009

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